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PRESENTAZIONE
L’Italia
è stato il primo paese in Europa, forse nel mondo, a produrre castagne
(ha toccato e superato anche le 800.000 tonnellate annue) ed ora la sua
entità non supera le 70.000 tonnellate! Il prodotto dei secoli passati,
molto eterogeneo, era costituito per la maggior parte da castagne, spesso
selvatiche, essenzialmente destinate all’essiccazione da cui ottenere
“castagne bianche” e “farina dolce” per l’alimentazione umana. Dopo un
lungo periodo di declino la castanicoltura ha ripreso interesse anche
commerciale. Cresce la produzione di frutti pregiati in particolare dei
“marroni”, da tutti riconosciuti i migliori in fatto di sapidità, salubrità,
valore nutritivo e dietetico. Ma il castagno non produce solo frutti:
produce pregevole legname; produce attività turistica, agrituristica e
di ristorazione per tutto l’anno, tenuto conto della grande variabilità
del paesaggio che si diversifica nel corso delle stagioni e delle possibilità
di conservare i frutti, con moderne tecnologie, per tutto l’anno. L’attività
di ricerca su questa specie, mai cessata, oggi è molto attiva e la convegnistica
in cui dibattere i risultati ha assunto notevole interesse, anche sul
piano internazionale. Nel nostro paese i convegni nazionali sul castagno
hanno acquisito cadenza quadriennale: Spoleto (PG) 1993, Cison di Valmarino
(TV) 1997, Marradi (FI) 2001, ed il quarto, probabilmente, si terrà nel
2005 ad Avellino. I produttori e le stesse amministrazioni pubbliche impegnate
a sostenere questa ripresa devono oggi affrontare molti problemi. Per
consentire la divulgazione delle innovazioni è necessario conoscere le
acquisizioni scientifiche e tecniche su questa maestosa pianta e renderle
note al mondo applicativo, affinchè siano attuate in tempi brevi.
Prof. Elvio Bellini
(Presidente generale della Società Orticola Italiana)
Nelle pagine che seguono vengono presentati in sintesi
gli aspetti e le problematiche più importanti relative alla coltura e
cultura del castagno.
ARGOMENTI
1. BIOLOGIA E GENETICA IN CASTANEA: RISULTATI DI INDAGINI RECENTI
Il genere Castanea, appartenente alla famiglia delle
Fagaccae, ha un’importanza preminente per la produzione del frutto, numerose
sono quindi le ricerche sulla filogenesi, sulla biologia e sul miglioramento
genetico del castagno. Uno sforzo non indifferente di diversi gruppi di
ricerca ha riguardato indagini filogenetiche e filogeografiche delle specie
appartenenti a questo genere. Probabilmente il genere Castanea si è originato
in Cina e successivamente si sono succeduti due eventi di migrazione intercontinentale,
dall’Asia al Nord America e dal Medio Oriente all‘Europa. In particolare
gli studi sulle popolazioni europee sottolineano l’importanza della regione
Turchia come zona di origine del castagno europeo. Il castagneto riveste,
oggi, un ruolo rilevante anche per gli aspetti paesaggistici e di conservazione
dell’ambiente. Dopo un periodo di declino causato dagli effetti del cancro
corticale e alle mutate condizioni socio-economiche, la coltura del castagno
è da alcuni anni in fase di ripresa in tutto il mondo.
Il germoplasma del genere Castanea è molto ricco ed essendo elevato il
numero di caratteri agronomici di pregio presenti nelle diverse specie
sono numerose le indagini relative alla descrizione e alla conservazione
del germoplasma castanicolo. Queste indagini spaziano dallo studio della
biodiversità mediante marcatori molecolari, alla raccolta dei dati finalizzati
alla valorizzazione di cultivar locali, alla ricerca di nuovi ibridi mediante
incrocio tra Castanea sativa e Castanea mollissima. L’importanza agronomica
del castagno ha spinto anche alla ricerca di marcatori per la certificazione
genetico-varietale. I maggiori obiettivi nelle ricerche sul castagno,
sia per quanto riguarda la produzione del frutto del legno, sono la facilità
di propagazione e la resistenza alle principali malattie (per es. patogeni
fungini). Ai fini del miglioramento genetico sono risultate importanti
le tecniche in vitro per lo screening precoce della resistenza ai patogeni
fungini e per lo studio della rizogenesi. In questo settore rientrano
le indagini sugli organi fiorali e quelle sull’effetto del polline sulla
pezzatura del frutto. Lo sviluppo della ricerca genetica in castagno segna
inoltre un importante traguardo nella costruzione della prima mappa genetica
del castagno europeo. Sono infine da sottolineare gli sviluppi della moderna
tecnologia del DNA ricombinante applicata allo studio della biologia molecolare
del castagno che si è fin qui focalizzata sulle reazioni agli stress biotici
e abiotici.
2. PRINCIPALI PROBLEMI DELLA PROPAGAZIONE E DELL’IMPIANTO
DEL CASTAGNETO
Nel corso degli ultimi decenni è avvenuto un sensibile
risveglio di interesse verso la coltura del Castagno, cui hanno fatto
riscontro anche alcuni importanti progressi tecnici, rappresentati dal
recupero e dal miglioramento tecnico di molti impianti tradizionali che
si trovavano in abbandono colturale, dalla diffusione di razionali tecniche
di potatura, dalla lotta biologica della Cryphonectria parasitica, dalla
applicazione di disciplinari di produzione DOP e IGP. Notevole è stata
anche l’attività di ricerca e di sperimentazione, che ha affrontato temi
di rilevante interesse scientifico e applicativo, quali la definizione
pomologica e bio-agronomica di varietà di interesse nazionale e locale,
la costituzione di nuove varietà, la biologia floreale e di fruttificazione,
le basi fisiologiche e biologiche della propagazione per seme e per autoradicazione,
la propagazione in vitro. E’ peraltro da notare che a livello applicativo,
mentre sono stati ottenuti consistenti risultati nel recupero e nel miglioramento
della castanicoltura tradizionale, nei nuovi impianti, realizzati secondo
i criteri della moderna frutticoltura, sono stati riscontrati, più o meno
frequentemente, alcuni fenomeni negativi, rappresentati da una progressiva
riduzione dell’attività vegetativa di molti alberi, abbinata ad una anomala
e intensa produzione di infiorescenze e, infine, da un precoce invecchiamento
e spesso morte degli alberi.
Tali fenomeni ostacolano lo sviluppo di una nuova castanicoltura, basata
su moderne e razionali tecniche di gestione, che consentano un elevato
livello di meccanizzazione, una riduzione dei costi di produzione, l’applicazione
di una efficiente difesa fitosanitaria, l’ottenimento di produzioni costanti
e di alta qualità. Appare quindi evidente la necessità di svolgere un
programma di ricerche per individuare le cause determinanti tali fenomeni,
tra le quali non è da escludere, per analogia con quanto riscontrato con
altre specie, il ruolo svolto dalle micorrize. Nell’ambito della propagazione,
il problema più rilavante è rappresentato dalla mancanza di portinnesti
che consentano di regolare il comportamento vegetativo degli alberi, con
particolare riferimento al controllo della loro dimensione, condizione
questa indispensabile per applicare una razionale gestione dell’impianto.
Molto sentita è, inoltre, l’esigenza di portinnesti adatti a differenti
condizioni pedoclimatiche e resistenti a malattie specifiche del castagno,
tra le quali va assumendo notevole gravità il mal d’inchiostro. Un programma
di ricerche per il miglioramento genetico dei portinnesti è indubbiamente
molto impegnativo. E’ tuttavia certo che non mancano nel nostro paese
istituzioni di ricerca dotate delle competenze scientifiche necessarie
per lo svolgimento di tale programma. Particolare attenzione dovrebbe,
infine, essere rivolta alla coltura in vitro, nella prospettiva del suo
impiego per la propagazione sia di cultivar, sia soprattutto di portinnesti
clonali.
3. IL CASTAGNO QUALE ESSENZA FORESTALE E DA FRUTTO:
ASPETTI FITOSANITARI
Introduzione
Il
castagno è ampiamente diffuso in Italia e in Europa. Il cancro della corteccia
e il mal dell’inchiostro, sono le due malattie crittogamiche più gravi
e capaci di limitare la produttività e l’impiego del castagno quale pianta
forestale e da frutto. Non meno importanti sono i danni causati dagli
insetti, soprattutto nei confronti dei frutti. Il rinnovato interesse
per il castagno quale essenza multifunzionale ha riproposto il problema
della protezione fitosanitaria, i cui aspetti più recenti e significativi
vengono qui affrontati.
Principali patologie
Il cancro della corteccia, causato dalla Cryphonectria
parasitica (Murr.) Barr., nella prima fase epidemica, avvenuta appena
dopo la sua introduzione in Italia, ha interessato rapidamente tutto il
nostro territorio. I danni in alcune aree sono stati rilevanti tanto da
far temere per la sopravvivenza della Castanea sativa (Mill.) analogamente
a quanto avvenuto negli Stati Uniti per la C. dentata (Borkh). La diffusione
naturale dell’ipovirulenza, dovuta presumibilmente alla particolare struttura
delle popolazioni europee del fungo per la compatibilità vegetativa e
alla minor suscettibilità al cancro C. sativa rispetto a C. dentata, hanno
limitato la gravità dei danni, consentendo al castagno di sopravvivere.
Il cancro può essere ancora in alcune aree il principale fattore limitante
all’impiego del castagno come pianta forestale e da frutto e in misura
maggiore, negli impianti specializzati. Il mal dell’inchiostro, era la
sola malattia epidemica del castagno conosciuta prima dell’introduzione
di C. parasitica. La malattia, attribuita dapprima a Phitophthora cambivora
(Petri) Buism. e successivamente anche a P. cinnamomi (Rand), risultava
presente su gran parte del nostro territorio. Recentemente sono stati
segnalati attacchi preoccupanti in diverse aree italiane, sia in castagneti
anche recuperati e sia in nuovi impianti da frutto. Fattori diversi quali
le condizioni climatiche e stagionali o i ceppi del parassita particolarmente
virulenti, potrebbero aver favorito la recrudescenza della malattia. Il
ruolo degli insetti, come quello di alcuni funghi (Cyboria sp.) è determinante
sulla qualità della frutta e danni considerevoli sono arrecati da Pammene
fasciana L., Cydia fagiglandana (Zeller), Cydia splendana (Hubner) (Lep.:
Tortricidae) e da Curculio elephas (Gyllenhall) (Coll.: Curculionidae).
Metodi di lotta e conclusioni
Le recenti acquisizioni sulla epidemiologia del cancro
della corteccia e sulla biologia del parassita, con particolare riferimento
all’ipovirulenza e alla dinamica delle popolazioni del patogeno, possono
contribuire a migliorare il controllo di questa grave malattia.
Su tali basi sono presentati e discussi i principali aspetti scientifici
e pratici della difesa, attuabile con interventi ecologicamente proponibili
quali l’impiego dell’ipovirulenza e dei biomastici per la difesa degli
innesti e delle ferite, considerando le peculiarità dei castagneti. Gli
studi sul mal dell’inchiostro hanno consentito di focalizzare alcuni aspetti
sinora poco noti di questa malattia quali la diffusione e l’insorgenza
di focolai in aree ritenute non idonee in quanto il mal dell’inchiostro
è stato sempre confinato in zone molto umide caratterizzate da ristagni
idrici. I nuovi attacchi sono comparsi anche in castagneti dove si è impiegato
materiale di propagazione di dubbia sanità e la malattia può espandersi
attraverso la stessa rete viaria, che favorisce la diffusione dell’inoculo.
La difesa risulta tuttora difficile e nuove metodologie di controllo,
ad integrazione di quelle tradizionalmente proposte, sono in via di sperimentazione.
Tra gli organismi che svolgono un’attività di controllo naturale degli
insetti nocivi è segnalata l’azione del parassitoide ovo-larvale di cidie
(Ascogaster quadridentatus Wesmael) e di alcuni funghi dei generi Beauveria
e Paecilomyces rispettivamente su larve di C. elephas e di P. fasciana.
Ulteriori studi sono tuttavia necessari per valutare la reale efficacia
di tali microrganismi. Alcuni messaggeri chimici intraspecifici (feromeni
sessuali) delle tortrici delle castagne sono utilizzati per individuare
l’attività di volo degli adulti e, recentemente, anche per controllare
le infestazioni di C. fagiglandana e C. splendana con il metodo della
confusione. Le sostanze volatili (allelochimici: pianta fitofago-parassitoide)
identificate da foglie e infiorescenze del castagno, non hanno avuto per
il momento applicazione pratica, sebbene alcune siano risultate elettrofisiologicamente
attive sulle antenne dei maschi e delle femmine delle tortrici e due (E2-esenale,
nonanale) anche sul loro parassitoide A. quadridentatus. Tenendo conto
delle più recenti disposizioni del Ministero della Sanità sull’uso degli
antiparassitari in agricoltura è inoltre esaminata la possibilità di razionalizzare
la lotta con principi attivi di recente sintesi. La lotta biologica per
il controllo dei parassiti fungini (ipovirulenza, biomastici per la difesa
delle ferite e degli innesti e trattamenti con ammendanti) e degli insetti
nocivi (parassitoidi, entomoparassiti e feromoni sessuali) permetterebbe
di realizzare un modello di difesa ecocompatibile dei castagneti e potrebbe
costituire un esempio proponibile per altrettanto gravi patologie.
4. PRODUZIONE, TRASFORMAZIONE E ASPETTI ECONOMICI
Castanicoltura da frutto
La superficie nazionale complessiva a castagno è stimata
in 275.000 ha (75% in montagna, il 22% in collina, il resto in pianura).
Del totale montano il 30% circa è nella sola Toscana. La superficie nazionale
complessiva di castagno da frutto è circa 209.000 ha. Ad una produzione
mondiale annua di castagne che oscilla attorno alle 500.000 tonnellate
l’Europa partecipa per circa il 30%, il 14% del quale è fornito dall’Italia,
il 4,5% dalla Spagna, il 3,9 dal Portogallo e il 2,5 dalla Francia.
La produzione italiana è stata nel 1998 di 78.400 tonnellate (superiore
a quelle giapponese e turca), facendo registrare il miglior risultato
degli ultimi 31 anni. Il valore economico complessivo della produzione
italiana è salito dai 108 mld di lire del 1996 ai 150 del 1998. Nel 1998
le esportazioni italiane (oltre 23.000 tonnellate, pari al 30 % circa
del raccolto) sono state destinate per il 51,7% a paesi di America e Asia,
per il 48,3 di Europa (in ordine di assorbimento: Francia, Svizzera e
Germania). Le importazioni sono invece limitate (meno di 4.000 tonnellate
nel 1998). La bilancia commerciale del comparto ha un saldo costantemente
positivo (19.700 t e 72 mld di lire nel 1998). Il prodotto raccolto italiano
è così impiegato:
· castagne e marroni: scarti, alimentazione animale e altro 5%; autoconsumo
5%; mercati interni: consumo fresco 40%, industria di trasformazione 10%,
essiccazione 10%, esportazione 30%.
· marroni: scarti, alimentazione animale e altro 5% o meno; autoconsumo
dal 10 al 15%; mercati interni: consumo fresco 20-30%, industria di trasformazione
35-40%, essiccazione 2%, esportazione 15-20%. I prodotti trasformati sono
distinguibili in prodotti finiti e semilavorati: i primi, pronti per la
commercializzazione e il consumo (castagne secche, farina, marrons glacés,
marroni sotto alcool, al naturale, sotto vuoto) i secondi quali costituenti
per ulteriori lavorazioni (essenzialmente marroni e castagne, pelati o
ridotti in purea). I diversi passaggi della trasformazione industriale
prevedono: la pelatura (da pericarpo ed episperma) mediante incisione
termica (scottatura) o meccanica, la sbollentatura, la cernita con vagliatrici
ottiche e rifinitura manuale. La successiva surgelazione consente di poter
stoccare a lungo il semilavorato, che verrà poi destinato agli utilizzi
finali. In base essenzialmente al calibro del prodotto e alla domanda
dei mercati, si distinguono: marron glacés (calibro 48/90), castagne al
naturale (80/100), creme, puree, paste (110 e oltre). Industrialmente
restano aperte le opportunità di sviluppare nuovi indirizzi commerciali,
quali la distribuzione diretta del surgelato al consumatore finale e la
differenziazione nella GDO. A livello artigianale locale è invece in rapido
incremento il lancio commerciale di semilavorati e trasformati minori
più o meno differenziati tra loro, che rispecchiano tradizioni autentiche.
Castanicoltura da legno
Dal ceduo si ricava una grande varietà di assortimenti,
classificabili in base alle loro dimensioni in: grandi (tronchi da sega,
travi, pali telefonici); medie (pali da recinzione, pali per usi strutturali);
piccole (tondelli da triturazione o da tannino, pali piccoli per colture
agrarie e vivai). Le tecniche colturali ormai più comuni riflettono l’orientamento
del mercato verso gli assortimenti intermedi e grandi, anche perché il
castagno permette una sottoproduzione di assortimenti intermedi e minuti
tramite la realizzazione di diradamenti. L’adozione di turni lunghi (20-25
anni) e anche molto lunghi (50 anni) è favorita anche dai recenti provvedimenti
di politica comunitaria (reg. CEE 2080). Nei processi di lavorazione del
legno, il castagno è di facile lavorazione e finitura, per questo trova
largo impiego nella fabbricazione di mobili con stili caratteristici (madie,
cassepanche, tavoli e sedie) in molte zone montane (Pratomagno, Apuane,
Casentino, Mugello, Sila, Monti Cimini, ecc.); per impieghi strutturali
è utilizzato per solai e tetti tipici, nonché per infissi interni ed esterni;
per quanto riguarda l’oggettistica, un interessante prodotto locale è
rappresentato dalle botticelle per l’invecchiamento dei liquori. La sua
naturabile durabilità e la capacità di resistere all’aria aperta anche
senza pesanti trattamenti chimici,ne fanno infine la specie tipica per
la realizzazione di pali per molti usi (paleria agricola, per utenze telefoniche,
per recinzione, ecc.). Le buone qualità tecnologiche del legname di castagno
sono confermate dal livello dei prezzi raggiuntodai suoi assortimenti:
il tondame da sega di castagno spunta un prezzo molto interessante, fino
a 32.500 lire al quintale. Il castagno è stato oggetto di ricerche volte
a migliorare gli usi tradizionali ed ad introdurre impieghi innovativi
quali la realizzazione del pannello in legno massiccio lamellare per usi
non strutturali, la realizzazione di attrezzature e di giochi per giardini
e parchi pubblici, la produzione di tannino, la produzione di pannelli
per uso particolare (isolanti, fonoassorbenti, ecc.). Altre prospettive
interessanti derivano dall’ecolabelling e dalla certificazione di qualità,
soprattutto quest’ultima nel caso di legname per uso strutturale. Infine
il castagno, per la sua peculiarità territoriale si presta particolarmente
alla realizzazione di prodotti fortemente caratterizzati localmente, come
servizi contract di ristrutturazione e arredo, realizzazione di stili
locali tipici di tipo “innovazione nella tradizione” per mobili e oggettistica
per la casa.
5. ASPETTI SELVICOLTURALI E TECNOLOGICI DEL CASTAGNO
Premessa
Il castagno è senza dubbio una delle specie forestali
la cui attuale diffusione dipende dall’azione antropica. Per molto tempo
si è addirittura considerato dubbio l’indigenato del castagno in Europa.
Studi recenti confermano invece quanto già ipotizzato da eminenti studiosi
nella prima metà del ‘900 e cioè che piccoli nuclei di castagno erano
presenti in Veneto, Italia meridionale e Corsica. Sta di fatto, comunque,
che la vasta superficie coperta dalle formazioni forestali a castagno,
che raggiunse la sua massima estensione nel tardo medioevo, è senza dubbio
dovuta all’azione dell’uomo che ha diffuso qusta coltivazione sottraendo
ampi spazi ad altre specie,prima fra tutte la rovere. La rapidità di accrescimento,
l’alta capacità pollonifera, la diversificazione dei prodotti legnosi
ritraibili, l’elevata longevità e, soprattutto, il frutto, costituiscono
i motivi basilari che hanno dato il via alla diffusione della specie fin
da tempi remoti. La
coltivazione del castagno inizia il suo declino, anche se moderato, in
epoca rinascimentale sotto la pressione di una agricoltura più “evoluta”
che permise l’introduzione della coltura dei cereali. Ulteriori e ben
più marcate contrazioni di superficie a castagno sono dovute all’insorgere
di fitopatie quali Cryphoneciria parasitica, Phytophthora cambivora e,
come più recente segnalato, Phytophithora cinnamoni. Infine, l’esodo delle
popolazioni rurali conseguente ai cambiamenti della società dovuti all’industrializzazione
e alle nuove opportunità di lavoro, a partire dagli anni ’50, contribuisce
ulteriormente alla crisi del castagno. Nonostante ciò, le formazioni castanili
hanno ancora una vasta estensione (circa il 10% dell’intera superficie
forestale italiana), ma la generalizzata assenza di coltivazioni fa emergere
un quadro di degrado colturale a cui fa seguito una inadeguatezza degli
assortimenti ottenibili. Si tratta ovviamente di considerazioni generali
acui non mancano eccezioni. I cedui castanili derivano in parte rilevante
da conversione di castagneti da frutto che, come rilevato da Bagnaresi
e Giannini (1979), hanno una struttura particolare caratterizzata da poche
ceppaie con ciascuna molti polloni. Bisogna tenere presente che le formazioni
centro-meridionali in genere vengono considerate di migliore sviluppo
rispetto a quelle centro-settentrionali; ciò è dovuto, secondo Bernetti
(1995) a fattori climatici e ancor più al fatto che i cedui centro-meridionali
si trovano principalmente su suoli di origine vulcanica o sedimenti di
graniti, mentre quelli centro-settentrionali vegetano su arenarie. Recenti
indagini hanno dimostrato che gli aspetti colturali sono in grado di influenzare
positivamente alcuni parametri tecnologici che risultano rappresentativi
della qualità del legno. Col presente lavoro si intende passare in rassegna
vari modelli gestionali delle formazioni a castagno che, a nostro avviso,
possono contribuire positivamente alla loro riqualificazione. Si tenga
presente che nell’esame delle varie pratiche colturali di terranno distinti
gli interventi propriamente selvicolturali (agendo su quei caratteri che
costituiscono il regime di diradamenti) da altri, più vicini all’arboricoltura
da legno, come l’introduzione di cultivar da legno.
Interventi selvicolturali
Le indagini condotte dimostrano che l’allungamento del
tumo, oltre che a premettere l’ottenimento di fusti di maggiori dimensioni,
favorisce la formazione di legno più denso, con modulo elastico maggiore
e quindi più resistente dal punto di vista meccanico. I diradamenti di
forte intensità se da un lato promuovono una maggiore rapidità di accrescimento,
dall’altro favoriscono la formazione di cerchie annuali ampie che al di
sopra di un certo limite possono provocare la riduzione della densità
e della resistenza meccanica (Fioravanti, 1999). I diradamenti, se razionalmente
condotti, risultano comunque importanti nel miglioramento delle caratteristiche
di base del legno e nel migliorare la conformazione dei fusti e delle
chiome limitando l’insorgenza di difetti di forma. Gli accrescimenti asimmetrici
di fusto e chioma favoriscono sia l’indesiderato fenomeno della cipollatura,
sia la formazione di cretti radiali (Amorini et al., 1997). Sulla base
di quanto esposto risulta estremamente utile, ove il castagno presenti
buone capacità di sviluppo, un allungamento del turno che preveda però
un idoneo regime di diradamenti. Devono essere contemplati interventi
abbastanza precoci (preventivi all’instaurarsi di marcati fenomeni di
differenziazione sociale dei polloni) di intensità moderata e piuttosto
frequenti, compatibilmente alle esigenze di carattere economico.
Interventi di arboricoltura
Una ulteriore linea di intervento potrebbe essere rappresentata
in futuro dall’impiego di varietà di pregio da legno (Maltoni e Tani,
1999). Queste varietà, propagate per innesto, vengono utilizzate da tempo,
ma solo nei luoghi di abituale coltivazione. La loro attitudine a produrre
legname da opera è dovuta ad alcune caratteristiche quali: accrescimento
sostenuto, buona conformazione dei fusti e minore ramosità (come traspare
dai nomi loro attribuiti: ad es. Perticaccio, Politora, Mondistollo) e,
soprattutto, scarsa suscettibilità alla cipollatura.
· Il ritorno all’impiego di queste cultivar è sicuramente da auspicare
nelle loro “zone di origine” dove fra l’altro questa azione favorirebbe
il mantenimento di germoplasma che altrimenti rischia fortemente di andare
perduto.
· Per ampliare le conoscenze su queste varietà, in particolare sulla possibilità
di estenderne l’impiego in zone diverse da quelle tradizionali e sulle
tecniche colturali da adottare, il DISTAF dell’Università di Firenze ha,
da qualche anno, avviato una sperimentazione i cui primi risultati sembrano
confermare le buone potenzialità produttive di queste cultivar sia sotto
l’aspetto quantitativo sia qualitativo.
6. ASPETTI PAESAGGISTICI E CULTURALI DEL CASTAGNO: PROBLEMATICHE
DI TUTELA E VALORIZZAZIONE
In
ambito europeo, la tutela dei paesaggi rurali regionali, altrimenti definibili
come paesaggi rurali seminaturali o “paesaggi culturali”, e degli aspetti
culturali ed ecosistemici ad essi connessi viene estesa oggi a nuove categorie
ed a nuovi concetti, sia pianificatori che di tutela, di notevole complessità
ed importanza nelle strategie e nelle politiche di protezione territoriale.
Ciò comporta sostanziali novità per le nuove necessità di tutela ambientale
di vaste aree, delle quali si auspica, su un piano di parità, anche la
salvaguardia delle attività antropiche tradizionali, in particolare di
quelle agronomiche e silvopastorali ed una presenza armonica degli insediamenti
umani. L’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) ha individuato trenta tipologie
di paesaggi europei da proteggere dove, nel corso dei millenni, sono state
raggiunte situazioni di equilibrio paesaggistico-ambientale che accentuano
polifunzionalità e biodiversità di ecosistemi e paesaggi. Anche l’Unione
mondiale per la natura (IUCN) ha progressivamente ampliato e differenziato
le tipologie di protezione ambientale, includendo non solo areali dalle
prevalenti caratteristiche naturaliformi, ma anche due nuove ed interessanti
categorie delle quali, a livello europeo, si propone la salvaguardia:
i paesaggi rurali regionali e gli areali gestiti secondo criteri di utilizzo
sostenibile delle risorse naturali. In questo contesto il castagno, elemento
connotante del paesaggio rurale, rientra a pieno titolo e rappresenta
un unico ed insostituibile ponte tra cultura e coltura: “albero del pane”
perché forniva cibo alla civiltà contadina, è oggi una risorsa che soddisfa
una naturale necessità della società moderna di vivere un territorio a
misura d’uomo. Modello agroforestale e colturale di grande importanza
ed attualità, non ancora banalizzato dall’agricoltura intensiva, si inserisce
come protagonista nel paesaggio rurale per il carattere distintivo e dominante,
particolarmente per quel che concerne specificità e tipicità dell’organizzazione
spaziale, degli insediamenti in esso funzionale inseriti, di trama vegetale,
di terrazzamenti e di elementi lineari e puntiformi come siepi, strade
campestri od alberi isolati e manufatti in intima relazione con le strutture
morfologiche e le direttrici spaziali dei diversi ambienti. Il paesaggio
castanicolo può presentarsi sia come ecosistema integro sia come ecosistema
profondamente degradato. Negli ecosistemi meglio conservati permangono
i castagni secolari e la biodiversità vegetale ed animale e si rinvengono
manufatti rurali (muri a secco, essiccatoi, strade interpoderali, mulini)
che costituiscono il paesaggio in senso lato, modellato dall’uomo, e sono
segni irripetibili del cammino della civiltà contadina e come tali meritano
di essere conservati e valorizzati. Le comunità rurali ancora legate,
seppure in tenue misura, al castagno, conservano numerose testimonianze
materiali e tradizionali:
· oggetti di uso quotidiano, mobili, suppelletili, attrezzi, utensili
collezionati in ecomusei per il loro contenuto documentaristico;
· affreschi popolari, gastronomia, il “sapere” legato alla coltura;
· l’ecosistema con i suoi alberi monumentali e la biodiversità in esso
racchiusa. Nei contesti in cui l’ecosistema castanicolo, vulnerabile per
natura, è stato insidiato dai mutamenti intervenuti nella società, dall’abbandono,
dall’incuria, dalle malattie, molte piantagioni sono degradate ed altre
sono evolute verso nuovi equilibri: la fruizione e la valorizzazione degli
aspetti estetici e paesaggistici in tali contesti necessita di un preliminare
impegno di recupero dopo una preventiva valutazione della convenienza
nella sua attuazione. Numerose sono le iniziative fiorite specialmente
nell’ultimo decennio, tese alla conoscenza e all’individuazione degli
elementi costitutivi delle dierse realtà castanicole al fine di valorizzare
le valenze e le potenzialità turistiche e ricreative. Esse mirano a considerare
l’ecosistema castagneto inserito in una visione integrata dalla montagna
e dalla collina dove il reddito complesso è costituito dalle pluralità:
agrosilvopastorali, turistiche, di artigianato, servizi. Le iniziative
più significative puntano sulla valorizzazione attraverso la realizzazione
di percorsi tematici, naturalistici ed enogastronomici, che portano il
turista sul territorio per conoscerlo e rispettarlo, anche attraverso
l’organizzazione di fiere, concorsi gastronomici e mostre itineranti,
apportando in tal modo un considerevole indotto nelle aree marginali montane
e collinari. Altri progetti mirano a superare le barriere territoriali
mettendo in collegamento le diverse aree europee interessate alle medesime
problematiche ed al medesimo sviluppo futuro sempre nell’ottica della
sostenibilità ambientale, al fine di valorizzare o rivalorizzare i prodotti
esistenti, di identificarli e verificarne la complementarietà per implementare
la conoscenza della cultura materiale, la commercializzazione dei prodotti
e la fruizione del paesaggio a livello trasnazionale attraverso “strade
della castagna”. L’intento di mettere insieme gli oggetti, gli strumenti
e gli attrezzi più disparati appartenuti alla civiltà del castagno ha
fatto prolificare gli ecomusei, ambienti dove ritrovano vita le capacità
creative ed il “saper fare” che raccontano un mondo in via di estinzione.
Il felice connubio tra castagna ed internet ha dato spazio ad interessanti
iniziative volte ad incrementare e qualificare aspetti economici, nutrizionali,
gastronomici, ambientali e culturali dell’universo legato alla coltura
attraverso lo scambio d’informazioni ed esperienze e la creazione di database
on line.
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